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DA NOI C’E’ SEMPRE UN PASTO E UN SORRISO

91425 milioni di italiani soffrono la fame, perché non hanno sufficienti risorse per comprare cibo
Questo il titolo apparso sui principali quotidiani prima dell'estate, in cui si riportavano alcuni dati estratti da una ricerca dell'Istat e da un'indagine a cura di Fondazione Banco Alimentare sulla povertà alimentare. Il 10% della popolazione in Italia è così povera da non potersi permettere pasti regolari ed equilibrati e sono soprattutto famiglie con figli minori: solo a Milano si contano 11.000 minori che soffrono la fame! La perdita del lavoro è indubbiamente la prima causa di povertà per queste famiglie.

Ospiti Saponaro

Numeri che si ritrovano anche presso la nostra mensa di via Saponaro 40 a Milano, dove si contano molti più italiani che non stranieri. Ogni giorno, festivi compresi, per 365 giorni all'anno fornisce un piatto caldo. Pranzo e cena per tutti quelli che s'affacciano alla mensa della Fondazione Fratelli di San Francesco d'Assisi. L'indirizzo ben conosciuto dai milanesi che non hanno di come sfamarsi, che non possiedono le risorse per comprarsi neppure un panino e una bibita. Sono gli italiani che l'Istat fotografa come quelli che "soffrono la fame". E lì, in Saponaro 40, trovano un sostegno per sé e per le proprie famiglie. Già, nelle sale da pranzo ci sono anche nuclei familiari di italiani, spesso con neonati. E' la Milano che la Fondazione aiuta, alla quale offre non solo cibo ma anche e soprattutto un sostegno familiare. Concretezza che si traduce in oltre un milione di pasti forniti (come recita il nostro Bilancio sociale). Sì, avete letto bene: 1.005.935 tra quelli offerti in via Saponaro e quelli distribuiti in tutte le nostre sedi o consegnati direttamente alle case degli assistiti. Una realtà che risponde pure alle esigenze del quartiere dov'è inserita, il Gratosoglio, e che, dettaglio, non vede mai fuori in strada quelle lunghe code che, spesso e volentieri, segnano il disagio: grazie ai volontari della Fondazione tutto avviene con molta discrezione. Fra le tante persone in fila per avere un pasto o una cena, si osservano quei poveri che hanno un volto quasi quotidiano: ritroviamo un folto gruppo di persone anziane residenti nelle adiacenti case popolari della zona Gratosoglio, uomini e donne, che con la loro esigua pensione faticano sempre più ad arrivare a fine mese, soprattutto poi, quando subentrano anche dei malanni fisici. Ma ritroviamo anche uomini sui cinquant'anni, che sembrano appena usciti dal posto di lavoro con la ventiquattore in mano e che scopriamo essere invece alla continua ricerca di un posto di lavoro. Questo almeno fino a quando non si scoraggiano, perdendo ogni speranza e rischiando di finire ostaggio di possibili dipendenze per colmare un vuoto che sembra essere insanabile. Il fine settimana la mensa si popola anche di famiglie, perlopiù residenti in zona e a loro, soprattutto quando ci sono bimbi molto piccoli, vengono offerti spazi più riservati. Ai tavoli le persone condividono cibo e sorrisi, anche solo con la complicità di uno sguardo, lasciando cadere le barriere imposte dalle difficili situazioni che stanno vivendo. Parlando con gli ospiti e i volontari si inizia a capire come funziona la mensa. Si incontra Teresa, una giovane donna, madre di tre bimbi piccoli, che dopo aver perso il marito, si deve districare tra un lavoro che non le garantisce un reddito sufficiente per la sua famiglia e la necessità di badare ai bambini. Vicino a lei, spesso, ad incoraggiarla, c'è Piero, un uomo sempre di origini italiane, sui sessanta: circa dieci anni fa perse il lavoro e non è più riuscito a trovare nulla, esaurendo nel giro di poco tempo tutti i risparmi che aveva messo da parte. Uomo dotato di grande cultura e soprattutto di animo estremamente generoso. Ma c'è anche Nando, ex imprenditore, che a causa di un trapianto di cuore ha dovuto lasciare il suo lavoro e oggi è alla continua ricerca di un posto di lavoro. Ricordando alcuni pensieri di Papa Francesco, secondo cui "Tanti, troppi fratelli e sorelle rimangono fuori dalla tavola: è un pò vergognoso! Il nutrimento non è sempre il simbolo di una giusta condivisione dei beni, capaci di raggiungere chi non ha né pane né affetti", ci auguriamo che la mensa di via Saponaro sia, attraverso le stesse persone che la animano, un buon esempio di fratellanza, solidarietà ed accoglienza, proprio come la nostra città, Milano, modello di welfare comunitario del nostro Paese.

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